CORSO DI LAUREA IN

PROGETTAZIONE E GESTIONE DELL'AMBIENTE

 

GESTIONE DELLE RISORSE FAUNISTICHE E ZOOTECNICHE

 

POLO UNIVERSITARIO DI BRACCIANO - ANNO ACCADEMICO 2010-2011

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NOTA PER GLI STUDENTI.

PER FACILITARVI LA VITA

HO TRATTO DA WIKIPEDIA QUESTO TESTO

PERCHé MI PARE CHE, NELLA SUA ESSENZIALITà,

 CONTENGA LE NOZIONI INDISPENSABILI che dovete conoscere

e che dovete integrare con le pagine dedicate ai bovini

del manuale di zootecnica

 


 

BOVINI

 

Il bovino è una specie di mammifero appartenente alla famiglia dei Bovidi. L'individuo maschio di tale specie è chiamato "bovino", l'individuo femmina "bovina".

 

Il bovino adulto, cioè di età superiore ai quattro anni è chiamato "toro", mentre l'adulto castrato è detto "bue" o "bove". Il maschio di età inferiore a un anno è detto "vitello". Il maschio di età compresa tra uno e quattro anni è detto "vitellone" se non è stato castrato, mentre è detto "manzo" se è stato castrato. La femmina di età inferiore a un anno è detta "vitella". La femmina di età compresa tra uno e tre anni, che non si trovi oltre il sesto mese di gravidanza, è detta "manza" o "giovenca". La bovina adulta, cioè di età superiore ai tre anni, o che si trovi oltre il sesto mese di gravidanza, è chiamata "vacca". Il bovino femmina comunemente è spesso chiamato col termine dialettale "mucca" benché esso in campo zootecnico sia errato. L'etimologia del termine "mucca" è di incerta derivazione tra i verbi latini mulgēre (in italiano "mungere") e mūgīre (in italiano "muggire"). Un'altra ipotesi è che il termine sia onomatopeico , che riproduca il verso , peraltro anche esso onomatopeico.

 

Il bovino viene allevato per trarne il latte, il liquido secreto dalla ghiandola mammaria dell'animale femmina per l'alimentazione dei cuccioli, molto usato nell'alimentazione umana, sia come bevanda sia come materia prima da cui ricavare formaggio, panna, burro e altri derivati del latte. I vitelli vengono allevati principalmente per la carne: solo una parte viene infatti lasciata crescere per destinarla alla riproduzione. Prima della meccanizzazione agricola (e dunque ancora oggi in molte aree del mondo) i buoi, essendo forti come i tori ma molto più mansueti grazie alla castrazione, erano infatti spesso impiegati anche come forza motrice per macchine agricole e mezzi di trasporto.

 

Dalle deiezioni bovine (letame o liquami) si possono ottenere inoltre molti macroelementi e microelementi per la coltivazione dei terreni agricoli, in primis l'azoto, utile per la crescita delle piante.

A cavallo tra XX e XXI secolo, l'allevamento dei bovini è stato messo sotto accusa per l'effetto serra che produce: il biochimismo digestivo bovino (e dei ruminanti in generale) produce in effetti metano, gas a effetto serra;

 

Anatomia e fisiologia

Il bovino, essendo un ruminante, è dotato di 3 prestomaci di origine esofagea (reticolo, rumine e omaso) e uno stomaco ghiandolare (abomaso), ognuno adibito a una specifica fase della funzione digestiva. La bocca dei bovini non presenta i denti incisivi superiori; infatti l'osso incisivo del cranio, non presenta gli alveoli dentali, bensì una cresta ossea rivestita da tessuto mucoso chiamato cuscinetto dentale. La conformazione fisica è quella tipica dei Bovidi: la corporatura è robusta, il corpo allungato e gli arti colonnari.

 

Esistono molte razze di bovini, molte selezionate dall'uomo tramite gli incroci di vari esemplari, che si distinguono per dimensioni, colorazione del mantello, presenza e conformazione delle corna ecc. Le razze più diffuse sono quelle dal manto pezzato (bianche e nere chiamate frisone) e dalle corna di media lunghezza lunghe mediamente 20-30 cm. Queste razze di solito hanno un peso di 650-700 kg per le vacche, 1200-1300 kg per i tori. Ci sono poi razze come le Longhorn inglesi, che, come suggerisce il nome, hanno corna di dimensioni eccezionali, lunghe anche 1 metro. Le razze più grandi sono l'italiana Chianina e la francese Bionda d'Aquitania con altezze al garrese fino a 185 cm. I tori di queste razze possono raggiungere i 1700 kg di peso.

 

I bovini possiedono in tutto 32 denti, mancano gli incisivi superiori e i canini.

I bovini vengono allevati soprattutto allo scopo di produrre carne, latte e cuoio.

Le principali razze bovine sono state migliorate geneticamente nel tempo e sono diventate via via sempre più specializzate.

 

RAZZE

ANDATE A DARE UN'OCCHIATA A TUTTE LE SCHEDE CON PARTICOLARE ATTENZIONE PER LE RAZZE ITALIANE

 

Allevamento

 

I PARAGRAFI CHE SEGUONO SI RIFERISCONO ALL'ALLEVAMENTO DI BOVINE DA LATTE IN SISTEMA DI STABULAZIONE CONFINATA.

NEI SISTEMI DI ALLEVAMENTO BRADO O SEMIBRADO, LA FECONDAZIONE AVVIENE IN MODO NATURALE.

 

Le femmine (comunemente dette manze) vengono generalmente fecondate a 15 mesi se di razze da latte, qualche mese dopo se da carne; dopo nove mesi di gravidanza, nasce il primo vitello e inizia la prima lattazione (produzione di latte) che dura circa 10 mesi. A tre mesi dal parto circa vengono fecondate, dopo altri sette sono messe "in asciutta" (assenza di lattazione) per ricostruire riserve corporee; dopo altri due mesi avviene il parto successivo. Si punta ad avere un vitello l'anno, una lattazione di 305 giorni con una fase di "asciutta" di 60 giorni circa.

 

La mungitura, un tempo manuale, ormai in Italia è quasi ovunque eseguita con mungitrici meccaniche e a seconda del tipo di stabulazione può essere alla posta, cioè senza far muovere gli animali; oppure nella sala mungitura, di cui esistono diverse tipologie: a giostra, a spina di pesce e a tandem, ora irrinunciabili negli allevamenti con più di poche decine di capi. Cominciano ad avere una certa diffusione i robot di mungitura; le bovine in lattazione vi accedono spontaneamente più volte durante la giornata, attirate anche dalla distribuzione indivualizzata via sensori/computer di piccole quantità di concentrati, e vengono munte automaticamente; la diffusione è limitata dal costo degli impianti (inizialmente dell'ordine di alcune centinaia di migliaia di euro, ora, nel 2010, ridotto a meno di centomila euro) che li rende economici solo per stalle di dimensioni consistenti (circa un centinaio di bovine in lattazione).

 

Il quantitativo di latte prodotto giornalmente da ogni singola vacca varia a seconda dello stadio e della lattazione raggiunta: una primipara produrrà una quantità inferiore di latte rispetto a una con maggior numero di parti e lattazioni. Questo incremento di produzione si avrà fino alla sua sesta o settima lattazione, momento alla fine del quale la vacca verrà scartata per l'età che avrà ormai raggiunto. Inoltre, nella singola lattazione, il picco viene raggiunto dopo una trentina di giorni e mantenuto per qualche mese dopo di che la produzione lentamente si riduce; se non avvenisse un nuovo ciclo di fecondazione gravidanza parto si ridurrebbe a quantitativi giornalieri antieconomici. Grande importanza ha la scelta del seme per la fecondazione artificiale, essendo sporadica la fecondazione naturale (la "monta taurina"): quello di tori particolarmente validi (miglioratori) può costare molte centinaia di euro). Sempre ai fini del miglioramento genetico, una certa diffusione stanno avendo anche le tecniche di trapianto di embrioni e di fecondazione in vitro degli ovociti, tutti ottenuti da bovine di particolare valore genetico.

 

Mentre la produzione media di una vacca di razza da carne arriva a una decina di litri al giorno, alcune campionesse di razze da latte arrivano anche a 60 / 70 litri al giorno superando i 200 quintali nell'anno. Nelle comuni stalle italiane si parte dai 50 / 60 quintali anno per bovina, per arrivare ai 100 in quelle specializzate e superare i 120 in stalle con una genetica particolarmente selezionata. Di grande importanza è la qualità del latte, intesa sia sul piano batteriologico (assenza o quanto meno presenza di batteri sotto determinati limiti), sanitario (ridotta presenza di cellule somatiche, indice di infiammazioni mastitiche) e nutrizionale (elevato contenuto in proteine e grassi): lo sviluppo delle tecniche di allevamento e il miglioramento per selezione genetica hanno portato significativi progressi su tutti questi parametri.

 

Appena ha partorito la vacca non produce latte, bensì colostro, un liquido con caratteristiche simili al latte ma non adatto all'alimentazione umana. Nelle prime 24 / 36 ore dalla nascita, il vitello, che nasce sostanzialmente privo degli anticorpi che proteggono dalle principali malattie, deve assumere tassativamente 4-5 litri di colostro, che apportano detti anticorpi. Dopo una settimana circa, il latte diventa idoneo all'uso umano (sia per il consumo diretto che per l'uso caseario).

Una volta "scolostrato", il vitello sarà alimentato con latte artificiale, per essere successivamente svezzato.

 

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